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Area archeologica di Monte Giove - Cermignano Penna Sant'Andrea

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statuetteL’antropizzazione dell’area ha origini remote. Le prime notizie di rinvenimenti nell’area di Monte Giove risalgono alla fine dell’Ottocento quando Felice Bernabei segnala i ritrovamenti di tre epigrafi latine a Poggio delle Rose, a Saputelli di Sopra e a Saputelli di Sotto, databili tra il III e il I secolo a.C. (Bernabei 1888, p.291).

Successivamente nell’autunno del 1938, avviene il sequestro, da parte dei carabinieri di Castelli, di tre bronzetti e di una testa muliebre in terracotta a tal Amedeo Fiorenzini; in seguito, l’assistente De Maddis della Soprintendenza per le Antichità delle Marche, degli Abruzzi e della Dalmazia, recupera dal colono Rocco D’Ottavio due frammenti della parte superiore destra della testa di “una grossa statua fittile di grandezza superiore al vero” e “due testine femminili di statuette votive in cotto, raccolte nella stessa località”, oltre ad alcuni frammenti vascolari. Nel corso del medesimo sopralluogo al De Maddis venne riferito che, prima del 1911 nello stesso sito, erano stati rinvenuti alcuni pesi da telaio ed un piccolo bue in terracotta oltre a tessere musive e chiodi in ferro. Altri due ex voto come quello sequestrato al Fiorenzini erano stati regalati al medico di Cermignano. Da una località a sud-ovest di Monte Giove, Valviano di Cermignano, proverrebbero invece due spade in ferro, due anforette ed un bacile in bronzo (Guidobaldi 1995, p.47).

Nel novembre del 1973, Giammario Sgattoni, segnalò alla Soprintendenza alle Antichità degli Abruzzi l’esistenza di tre porzioni di stele in pietra rinvenute dal colono Giuseppe Della Noce, arando meccanicamente alle “Piane” di Monte Giove. In seguito a tale segnalazione vennero condotte dalla Soprintendenza, negli anni 1974-75, alcune campagne di scavi sul sito che portarono all’identificazione dei resti murari del santuario e di alcune sepolture nella necropoli (Santamaria Scrinari 1978, p.457).

Gli scavi condotti hanno portato alla luce strutture appartenenti ad un santuario italico e parte di una ricchissima stipe votiva. Il culto era dedicato a Giove, come indica sia il toponimo, sia la presenza nella stipe di una statuetta di Veiove.  Particolarmente significativo è l'insieme dei materiali rinvenuti nella stipe votiva, sicuramente attribuibile ad una fase preromana di frequentazione del santuario: si tratta prevalentemente di vasi di impasto, tazze, dolii, pesi da telaio, rocchetti, fuseruole, e di fibule ad arco semplice. Il resto della stipe è caratterizzato dalla copiosa vernice nera, ciotole, brocchette.

Dagli scavi di quegli anni rimangono, oltre ai reperti, il posizionamento catastale, la planimetria del luogo di culto e la pianta della trincea a croce effettuata, nell’area sepolcrale, sul luogo di rinvenimento della quarta porzione di stele (La Regina 1986, p.125).

Più a nord rispetto al santuario, ad una quota più bassa, venne localizzata la necropoli. Lo scavo effettuato, una trincea non continua lunga circa 100 metri con una larghezza variabile fra i 3 e gli 8 metri, portò alla luce nove sepolture a fossa semplice databili tra l’età arcaica e quella ellenistica (D’Ercole 1986, p.131). Tra i contesti recuperati è certamente eccezionale quello della tomba n.8 che comprende, fra l’altro,  rarissimi esempi di arte vetraria fenicio-punica. Si tratta di due testine virili barbate che hanno diretti confronti con altre rinvenute a Cartagine, nella Sardegna punica, in Sicilia e in Etruria.

Il santuario di Monte Giove è situato sul punto più alto dell’intero comprensorio, a 749 metri di quota sul livello del mare. L’area oggetto di scavo, una sorta di trincea a C, interessa una superficie, non esaustivamente indagata, di 35x25 metri; all’interno di quest’area è possibile leggere, sulla base dei disegni di Benito Di Marco, l’esistenza di un edificio templare  con almeno quattro ambienti e presupporre diverse fasi edilizie a giudicare dagli spessori e dalle tipologie murarie.

Tra i numerosissimi materiali archeologici restituiti dal santuario di Monte Giove, il manufatto più interessante è la figura umana  in lamina d’argento ritagliata, di età arcaica, ed un bronzetto di età ellenistica rappresentante Veiove, nudo, con mantello sul braccio sinistro, testa laureata, che stringe nella mano destra un fascio di fulmini.

stele penna santandrea

Particolarmente significativo è stato il ritrovamento di tre stele, che arricchiscono notevolmente il patrimonio delle iscrizioni italiche sudpicene, e il cui studio (affrontato dal prof. archeologo Adriano La Regina e in seguito dalla glottologa dott.ssa Anna Marinetti) ha permesso la decifrazione di alcuni segni e dunque la comprensione di testi, tra cui l’iscrizione presente sulla statua del Guerriero di Capestrano, oggi simbolo dell’Abruzzo.

(Testo a cura di Antonia Tinelli - Archeoclub Monte Giove)

 

 

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